Casi particolari di ingresso per lavoro (art 27 T.U.)

Casi particolari di ingresso per lavoro (art 27 T.U.I.)

L’art. 27 del D.Lgs. 286 del 1998 disciplina i casi particolari di ingresso per lavoro subordinato dei cittadini extracomunitari.

Si tratta di categorie particolari di lavoratori che, data la peculiare natura delle loro prestazioni, possono fare ingresso in Italia al di fuori delle quote stabilite annualmente dal Governo mediante il decreto flussi, comunque in generale non sono sottoposti a limitazioni di quote e neppure temporali. Tali pratiche quindi possono essere istruite in qualsiasi momento dell’anno.

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Art. 27: chi sono i lavoratori stranieri fuori quota

L’art. 27 c. 1 del T.U. sull’immigrazione specifica nel primo comma quali siano le categorie di lavoratori interessate da questa speciale deroga:

  • dirigenti o personale altamente specializzato di società aventi sede o filiali in Italia ovvero di uffici di rappresentanza di società estere che abbiano la sede principale di attività nel territorio di uno Stato membro dell’Organizzazione mondiale del commercio, ovvero dirigenti di sedi principali in Italia di società italiane o di società di altro Stato membro dell’Unione europea;
  • lettori universitari di scambio o di madre lingua;
  • professori universitari destinati a svolgere in Italia un incarico accademico (come sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 9 gennaio 2008, n. 17)
  • traduttori e interpreti;
  • collaboratori familiari aventi regolarmente in corso all’estero da almeno un anno, rapporti di lavoro domestico a tempo pieno con cittadini italiani o di uno degli Stati membri dell’Unione europea residenti all’estero che si trasferiscono in Italia, per la prosecuzione del rapporto di lavoro domestico;
  • persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione professionale, svolgano periodi temporanei di addestramento presso datori di lavoro italiani effettuando anche prestazioni che rientrano nell’ambito del lavoro subordinato ((2) Vedi il D.M. 22 marzo 2006);
  • lavoratori alle dipendenze di organizzazioni o imprese operanti nel territorio italiano, che siano stati ammessi temporaneamente a domanda del datore di lavoro, per adempiere funzioni o compiti specifici, per un periodo limitato o determinato, tenuti a lasciare l’Italia quando tali compiti o funzioni siano terminati;
  • lavoratori marittimi occupati nella misura e con le modalità stabilite nel regolamento di attuazione;
  • lavoratori dipendenti regolarmente retribuiti da datori di lavoro, persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede all’estero e da questi direttamente retribuiti, i quali siano temporaneamente trasferiti dall’estero presso persone fisiche o giuridiche, italiane o straniere, residenti in Italia, al fine di effettuare nel territorio italiano determinate prestazioni oggetto di contratto di appalto stipulato tra le predette persone fisiche o giuridiche residenti o aventi sede in Italia e quelle residenti o aventi sede all’estero, nel rispetto delle disposizioni dell’art. 1655 del codice civile e della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, e delle norme internazionali e comunitarie;
  • lavoratori occupati presso circhi o spettacoli viaggianti all’estero;
  • personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali, concertistici o di balletto;
  • ballerini, artisti e musicisti da impiegare presso locali di intrattenimento;
  • artisti da impiegare da enti musicali teatrali o cinematografici o da imprese radiofoniche o televisive, pubbliche o private, o da enti pubblici, nell’ambito di manifestazioni culturali o folcloristiche;
  • stranieri che siano destinati a svolgere qualsiasi tipo di attività sportiva professionistica presso società sportive italiane ai sensi della legge 23 marzo 1981, n. 91;
  • giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia e dipendenti regolarmente retribuiti da organi di stampa quotidiani o periodici, ovvero da emittenti radiofoniche o televisive straniere;
  • persone che, secondo le norme di accordi internazionali in vigore per l’Italia, svolgono in Italia attività di ricerca o un lavoro occasionale nell’ambito di programmi di scambi di giovani o di mobilità di giovani o sono persone collocate “alla pari”;
  • infermieri professionali assunti presso strutture sanitarie pubbliche e private (Lettera aggiunta dall’articolo 22, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189).

Art. 27 procedura di richiesta: come funziona l’ingresso in Italia di questi lavoratori stranieri e la loro regolarizzazione?

La procedura da seguire in questi casi è in parte simile a quella seguita per l’ingresso di lavoratori subordinati generali, con la presentazione da parte del datore di lavoro della richiesta di nulla osta al lavoro allo Sportello Unico e le successive verifiche in Questura e Direzione Provinciale del Lavoro fino al rilascio/diniego dell’autorizzazione al lavoro.

In genere la domanda deve essere inviata allo Sportello Unico (fatte alcune eccezioni come l’ingresso nel mondo dello spettacolo che prevede la presentazione al ministero competente oppure per gli sportivi il cui ingresso passa attraverso il CONI), utilizzando gli appositi moduli predisposti dal Ministero dell’Interno sul proprio portale, e salve le peculiarità di ogni singola ipotesi deve contenere:

  • le complete generalità del datore di lavoro, del titolare o legale rappresentante dell’impresa, la ragione sociale, la sede e l’indicazione del luogo di lavoro;
  • le complete generalità del lavoratore straniero che si intende assumere comprensive della residenza all’estero;
  • il trattamento retributivo ed assicurativo, nel rispetto delle leggi vigenti e dei contratti collettivi nazionali di lavoro applicabili, riportato anche sulla proposta di contratto di soggiorno;
  • l’impegno di garantire un alloggio fornito di requisiti di abitabilità e idoneità igienico sanitaria, l’impegno al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza;
  • l’obbligo a comunicare allo Sportello Unico ogni variazione concernente il rapporto di lavoro.

Per i casi di competenza dello Sportello Unico esso acquisisce i pareri della Questura e della Direzione Provinciale del Lavoro; rilascia il nulla osta al lavoro al datore di lavoro.

Il cittadino extracomunitario che si trova nel suo paese di appartenenza, una volta ricevuto dal datore di lavoro in originale il nulla osta, deve recarsi, entro 120 giorni dal suo rilascio, presso la Rappresentanza Diplomatica o Consolare italiana per richiedere il visto di ingresso.

Ottenuto il visto ed entrato in Italia, il lavoratore straniero deve recarsi presso lo Sportello Unico per sottoscrivere il contratto e richiedere il permesso di soggiorno per lavoro con la normale procedura del kit.

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Rifiuto o revoca del permesso di soggiorno

Rifiuto o revoca dal permesso di soggiorno

I requisiti per l’ottenimento del permesso di soggiorno, sia che si tratti di rinnovo che di prima istanza di rilascio, debbono sussistere per tutta la Durata del soggiorno in Italia.

In caso di rifiuto, diniego o revoca del permesso di soggiorno è necessario prendere immediatamente dei provvedimenti.

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In quali casi vi è il rifiuto del permesso di soggiorno a Roma

Il rifiuto del permesso di soggiorno viene disposto dalla Questura se, al momento del rinnovo del permesso o del primo rilascio, mancano taluni dei requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno in Italia, a meno che vi siano nuove condizioni che consentano il rilascio di un permesso di soggiorno di tipologia diversa da quello richiesto, o che si tratti di irregolarità Amministrative sanabili (come il pagamento del contributo di integrazione).

In base a quanto disciplinato dall’art. 5, comma 5 del Testo Unico sull’Immigrazione, la domanda di permesso di soggiorno presentata dallo straniero può essere rifiutata nel caso in cui vengano a mancare i requisiti necessari per il rilascio o il rinnovo dello stesso e, qualora ci fossero, ma venissero a mancare in un secondo momento, il permesso di soggiorno può essere revocato, qualunque sia la sua tipologia.

Inoltre, quando lo straniero non soddisfa le condizioni richieste per il soggiorno in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione europea, il rifiuto o la revoca del permesso possono avvenire sulla base di convenzioni o accordi internazionali che siano esecutivi in Italia, a meno che non ci siano gravi motivi o motivi umanitari.

In sintesi i casi possono essere i seguenti:

  • mancato possesso dei requisiti;
  • se il richiedente si è trattenuto fuori dall’Italia per oltre la metà della Durata del soggiorno, salvo cause di forza maggiore;
  • se il richiedente rappresenta una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza nel territorio Italiano o uno dei Paesi con cui l’Italia abbia sottoscritto accordi per l’eliminazione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone;
  • nel caso di permesso per motivi di famiglia, il permesso di soggiorno viene revocato se è accertato che l’adozione o il matrimonio hanno avuto luogo allo scopo di eludere le norme in materia di ingresso e soggiorno in Italia.

In quali casi vi è la revoca del permesso di soggiorno a Roma

La revoca, invece, presuppone il caso di un permesso formalmente valido, ma da cui affiora una differente valutazione del motivo che ha portato al rilascio del permesso. Ad esempio è il caso di permessi ottenuti mediante falsificazione dei documenti, o di false generalità, o la presenza di sentenze passate in giudicato che prevedono come pena accessoria la revoca del permesso di soggiorno.

Nel caso in cui vengano a mancare i requisiti relativi ai mezzi di sussistenza perché si perde il lavoro, non è prevista la revoca. In questo caso, alla sua scadenza, il permesso di soggiorno verrà Rinnovato per un periodo di un anno massimo, previa iscrizione nelle liste di collocamento da parte del cittadino straniero.

In quali casi vi è il diniego del permesso di soggiorno a Roma

I motivi per i quali la richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno possono subire un freno sono molteplici. Ad esempio la mancata presentazione dello straniero alla convocazione presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di appartenenza, o la mancata integrazione della documentazione richiesta, sono elementi che possono dare origine alla lettera di avviso di Diniego.

L’avviso viene recapitato tramite raccomandata postale A/R, spedita all’indirizzo di residenza specificato nella domanda di permesso di soggiorno. L’Avviso di Diniego, tuttavia, non rende illecito il soggiorno, infatti si tratta di un atto che si verifica all’interno del procedimento, volto a dare al cittadino straniero l’opportunità di presentare entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, delle integrazioni o controdeduzioni. Solo l’eventuale emissione del provvedimento definitivo di rigetto renderà illegittimo il soggiorno del cittadino straniero nel territorio nazionale italiano.

Ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno

Il ricorso in caso di diniego deve essere presentato, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento presso il tribunale amministrativo competente entro 60 giorni ad eccezione dei ricorsi che riguardano il diritto all’unità familiare che invece potranno essere proposti presso il Tribunale ordinario.

Lo straniero sarà comunque inespellibile fino a quando non trascorrano i 60 giorni.

Trascorsi i 60 giorni sarà importante richiedere al giudice la sospensione dell’eventuale provvedimento di espulsione adottato

Il diniego del permesso di soggiorno da parte della Questura dovrà comunque essere adeguatamente motivato, la situazione dell’interessato dovrà essere presa in considerazione nell’attualità, e non potrà essere astrattamente ricondotta al contesto legislativo bensì precisamente collocata nelle previsioni di legge.

Frequente è l’ipotesi in cui la Questura non decida sull’istanza di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno nei termini di legge. Scaduti i suddetti termini, lo straniero, finché perdura l’inadempimento e comunque non oltre un anno, può presentare ricorso –  al Giudice amministrativo – avverso il silenzio, peraltro anche senza necessità della previa diffida.

Se hai ricevuto un diniego rivolgiti immediatamente agli avvocati del nostro Studio legale, che potranno assisterti nel ricorso avanti all’organo giudiziario competente.

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Conversione permesso di soggiorno

Conversione del permesso di soggiorno

Lo straniero extracomunitario che si trova regolarmente nel territorio nazionale con un permesso di soggiorno valido, nei casi previsti dall’ordinamento, può convertire il permesso di soggiorno di cui è in possesso in un’altra tipologia di permesso purché quello posseduto sia in corso di validità e vi siano le quote di ingresso previste dal decreto flussi.

La domanda di conversione deve essere presentata presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione competente per la verifica della disponibilità di quote di ingressi.

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Conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio a lavoro subordinato

Lo studente straniero che lavora per una quantità di ore superiori a quelle consentite dal proprio permesso di soggiorno può richiederne la conversione in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato rivolgendosi allo Sportello Unico per l’Immigrazione della propria provincia di residenza, compilando apposito modello per  la domanda di verifica della sussistenza di quote per lavoro subordinato, sul sito dedicato del Ministero dell’Interno e presentando la seguente documentazione:

  • Copia di un documento di identità in corso di validità;
  • Copia del permesso di soggiorno del quale si richiede la conversione;
  • Copia del documento di identità del datore di lavoro;
  • Copia del contratto di assunzione, firmato dal solo datore di lavoro e la proposta di contratto di soggiorno per lavoro subordinato (tipologia di contratto, orario di lavoro, località di impiego, ecc.);
  • Certificato di idoneità alloggiativa e copia del contratto d’affitto;
  • Marca da bollo del valore di 16,00 euro;
  • Copia della dichiarazione del reddito dell’azienda.

Conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio a lavoro autonomo

Lo straniero che vuole convertire il proprio permesso di soggiorno per studio in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo deve inoltrare allo Sportello Unico per L’immigrazione della propria provincia di residenza l’apposito modello adeguatamente compilato e, successivamente, presentare la richiesta di certificazione attestante il possesso dei requisiti per lavoro autonomo ai sensi dell’art. 6, comma 1 del Testo Unico Immigrazione. La domanda dovrà essere corredata della documentazione indicata nella stessa modulistica e variabile in base alla tipologia di lavoro autonomo per la quale si richiede la certificazione.

Coloro i quali hanno completato uno dei seguenti corsi di studi in Italia:

  • Laurea triennale (180 crediti formativi universitari o CFU);
  • Laurea specialistica biennale (120 CFU);
  • Laurea magistrale (300 CFU);
  • Diploma di specializzazione (durata minima 2 anni);
  • Dottorato di ricerca universitaria (durata minima 3 anni);
  • Master universitario di I livello, post laurea triennale (durata minima 1 anno);
  • Master universitario di II livello, post laurea specialistica o magistrale (durata minima 1 anno);
  • Attestato o diploma di perfezionamento, post laurea specialistica o magistrale (durata 1 anno),

Potranno ottenere la conversione del proprio permesso per studio in un permesso per lavoro autonomo al di fuori delle quote flussi presentando, oltre alla documentazione sopraindicata, una copia del diploma o attestato che certifichi il conseguimento del titolo di studio o il completamento del tirocinio.

In entrambi i casi, lo Sportello Unico per l’Immigrazione verifica la sussistenza dei requisiti e in caso di esito positivo consegna, sia al datore di lavoro che all’interessato, una copia del contratto di soggiorno firmato da entrambi le parti e timbrato dall’autorità e il modulo già compilato per la richiesta del permesso di soggiorno da inviare alla Questura tramite il kit delle poste. La Questura, dopo gli accertamenti necessari, rilascia il permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo a seconda del caso.

Conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale a lavoro subordinato

Uno straniero in possesso di permesso di soggiorno per lavoro stagionale può richiederne la conversione in un permesso per lavoro subordinato se:

  • È in Italia come lavoratore stagionale ed è in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità;
  • Ci sono delle quote disponibili all’interno del decreto flussi.

La domanda di conversione deve essere presentata presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione dopo la compilazione dell’apposito modello sul sito dedicato del Ministero dell’Interno, presentando la seguente documentazione.

  • Due marche da bollo del valore di 16,00 euro cadauna (da apporre sulla domanda e sul nulla osta);
  • Copia del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in corso di validità;
  • Copia del contratto di lavoro subordinato non stagionale;
  • Copia del documento di identità del datore di lavoro;
  • Copia del passaporto del richiedente in corso di validità;
  • Comunicazione obbligatoria di assunzione relativa al primo ingresso (modello Unilav di assunzione).

Successivamente, lo Sportello Unico per l’Immigrazione fissa l’appuntamento per la firma del contratto di soggiorno e rilascia il modulo per la richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato da inviare alla Questura tramite il kit delle poste. È infatti la Questura che, infine, rilascia il permesso di soggiorno per lavoro subordinato dopo aver completato la procedura necessaria per il rilascio. Tutta questa procedura viene completata direttamente in Italia, senza il bisogno che lo straniero rientri in Patria per fare il visto per motivi di lavoro subordinato.

Conversione del permesso di soggiorno di altro tipo in permesso di soggiorno per motivi familiari

Può presentare istanza per la conversione del permesso di soggiorno del permesso posseduto in permesso di soggiorno per motivi di famiglia:

  • Lo straniero, regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, che abbia contratto matrimonio in Italia con cittadino italiano o con cittadino di un altro Stato membro dell’Unione Europea o con cittadino straniero regolarmente soggiornante in Italia;
  • Il familiare straniero regolarmente soggiornante in Italia, che sia in possesso dei requisiti per il ricongiungimento familiare con straniero regolarmente soggiornante in Italia;
  • Il familiare straniero regolarmente soggiornante in Italia, che sia in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione Europea residente in Italia o con straniero regolarmente soggiornante.

La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare, cioè entro l’ultimo anno di validità del permesso di soggiorno (Art. 30 del Testo Unico sull’Immigrazione).

La documentazione necessaria da presentare per la conversione del proprio permesso in un permesso di soggiorno per motivi familiari è la seguente:

  • Istanza compilata e firmata dall’interessato (Modulo 1 del kit delle poste);
  • Fotocopia di tutto il passaporto o di un documento equipollente;
  • Documentazione anagrafica comprovante il legame familiare;
  • Fotocopia della dichiarazione dei redditi del familiare straniero con il quale si chiede la coesione;
  • Certificato di idoneità alloggiativa ai sensi dell’art. 29, comma 3, lett. a), Decreto Legislativo n. 286/98 e succ. mod. rapportato alla composizione del nucleo familiare.

Se la documentazione anagrafica proviene dall’estero deve essere tradotta e legalizzata secondo la corretta procedura.

Se la documentazione anagrafica è registrata nei registri di stato civile italiani la compilazione del Modulo 1 equivale ad autocertificazione.

I parametri di reddito, proveniente da fonte lecita, che bisogna dimostrare di possedere sono:

  • per 1 familiare: l’importo annuo dell’assegno sociale;
  • per 2 o 3 familiari: il doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale;
  • 4 o più: il triplo dell’importo annuo dell’assegno sociale.

Cosi come stabilito dall’art. 29, comma 3, lett. b), del decreto legislativo n. 286/98 e succ. mod.

Il reddito può essere provato con la copia della dichiarazione dei redditi, oppure nei casi in cui l’ordinamento non disponga l’obbligo della dichiarazione dei redditi, con altra documentazione. Per la determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente.

Gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno per cure mediche che vogliono convertirlo in un permesso di soggiorno per motivi di famiglia dovranno presentare domanda presso la Questura.

Gli stranieri che presentano domanda per la conversione del permesso di soggiorno (qualunque sia la tipologia) non sono soggetti al pagamento del contributo previsto per il rilascio.

Conversione tacita

Secondo le previsioni dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione, il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, di lavoro autonomo e per motivi di famiglia può essere utilizzato per le altre attività consentite anche senza una formale conversione.

Partendo da ciò, l’art. 14, comma 1 del Regolamento Attuativo (Dpr 394/1999) del Testo Unico sull’Immigrazione, disciplina alcuni casi particolari in cui si può parlare di “conversione tacita”.

In questi casi la conversione avviene al momento del rinnovo del permesso di soggiorno attraverso la modifica della motivazione per il quale quest’ultimo viene richiesto e, dunque, non c’è bisogno di recarsi in Questura per effettuare la specifica richiesta.

Le ipotesi previste dall’art 14 sono le seguenti:

  1. il permesso di soggiorno rilasciato per lavoro subordinato non stagionale consente l’esercizio di lavoro autonomo, previa acquisizione del titolo abilitativo o autorizzatorio eventualmente prescritto e sempre che sussistano gli altri requisiti o condizioni previste dalla normativa vigente per l’esercizio dell’attività lavorativa in forma autonoma, nonché l’esercizio di attività lavorativa in qualità di socio lavoratore di cooperative;
  2. il permesso di soggiorno rilasciato per lavoro autonomo consente l’esercizio di lavoro subordinato, per il periodo di validità dello stesso, previo inserimento nell’elenco anagrafico o, se il rapporto di lavoro è in corso, previa comunicazione del datore di lavoro alla Direzione provinciale del lavoro;
  3. il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore, per motivi umanitari ovvero per integrazione minore, consente l’esercizio del lavoro subordinato e del lavoro autonomo alle condizioni di cui alle lettere a) e b);
  4. il permesso di soggiorno per lavoro subordinato, autonomo e per motivi di famiglia può essere convertito in permesso di soggiorno per residenza elettiva.

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Rinnovo del permesso di soggiorno

Rinnovo del permesso di soggiorno

Come richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno a Roma

Il permesso di soggiorno può essere rinnovato su richiesta del titolare e per una durata non superiore a quella iniziale, se permangono le condizioni che hanno consentito il primo rilascio (in caso contrario la richiesta può essere rigettata). L’istanza di rinnovo deve essere presentata:

1. novanta giorni prima della scadenza per motivi lavoro subordinato a tempo indeterminato;
2. sessanta giorni prima della scadenza per motivi lavoro subordinato a tempo determinato;
3. trenta giorni nei restanti casi.

Fatti salvi i diversi termini previsti dal testo unico immigrazione e dal regolamento di attuazione, il permesso di soggiorno è rinnovato per una durata non superiore a quella stabilita con rilascio iniziale.

Per rinnovare il permesso di soggiorno dopo questo periodo di scadenza, bisogna portare la documentazione che giustifica il motivo di questo mancato rinnovo. Ad esempio un certificato del medico che attesta una grave malattia personale o del familiare diretto con necessità di assistenza.

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Modalità di richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno a Roma

In via generale la normativa prevede che lo straniero, al momento del rinnovo, debba essere in possesso dei requisiti previsti per l’ingresso. Pendono quindi sul procedimento di rinnovo questi importanti fattori:

  • i tempi della richiesta;
  • il possesso di risorse economiche sufficienti;
  • l’esistenza di condanne per i reati ostativi all’ingresso.

Per alcune tipologie di permesso o carta di soggiorno, bisogna inviare la richiesta di rinnovo direttamente alla Questura competente mentre per altre bisogna servirsi delle Poste Italiane come spiegato in questa pagina

Per chi deve inviare la domanda tramite le Poste, il richiedente deve: ritirare l’apposito kit per la richiesta.

La documentazione ulteriore che occorre per inviare la domanda è:

  • Una marca da bollo da € 16,00.
  • La ricevuta di pagamento del bollettino di € 30,46 per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Il bollettino premarcato si trova presso ogni ufficio postale;
  • Copia del Codice Fiscale;
  • La fotocopia del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno da rinnovare o modificare.
  • La copia del passaporto od altro documento valido che sostituisce il passaporto, senza dimenticare le pagine che riportano i dati identificativi per il proprietario e dove sono stati posti tutti i visti.
  • Dimostrazione dell’idoneità alloggiativa tramite contratto d’affitto, certificato di cessione fabbricato o certificazione d’ospitalità.

Bisogna, poi aggiungere i documenti specifici a seconda della tipologia di permesso che si sta richiedendo.

La busta non deve essere consegnata chiusa, sarà cura dell’operatore delle Poste sigillarla. L’invio deve avvenire tramite “assicurata”. Poiché l’invio deve essere effettuato personalmente dal diretto interessato, occorre un documento di identità valido.

Al momento della presentazione e spedizione della domanda occorre pagare € 30,00 e tutti gli altri importi secondo il tipo e la durata del permesso di soggiorno che si sta chiedendo. 

La ricevuta dell’assicurataè importante perché:

  1. è la prova della richiesta di rinnovo
  2. i codici presenti sull’assicurata permettono di entrare in un’area riservata del sito internet www.portaleimmigrazione.it o www.poliziadistato.it dove si potrà vedere lo stato della pratica.

Successivamente, una raccomandata avvertirà di un appuntamento in Questura per il rilascio delle impronte digitali e di eventuale ulteriore documentazione non inclusa nella busta al momento della spedizione del kit. 

Una seconda raccomandata avvertirà di un nuovo appuntamento per la consegna del permesso di soggiorno.

Il permesso di soggiorno è (o almeno dovrebbe) rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda.

More nel rinnovo del permesso di soggiorno

Il mancato rispetto del termine di venti giorni per la conclusione del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno non incide sulla piena legittimità del soggiorno stesso e sul godimento dei diritti ad esso connessi, qualora :

  • la domanda di rinnovo sia stata presentata prima della scadenza del permesso di soggiorno o entro sessanta giorni dalla scadenza dello stesso;
  • sia stata verificata la completezza della documentazione prescritta a corredo della richiesta di rinnovo;
  • sia stata rilasciata dall’ufficio la ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo.

Gli effetti dei diritti esercitati, nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno, cessano solo in caso di mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso in questione.

Lo straniero in possesso del permesso di soggiorno, ancorché scaduto, e della ricevuta di presentazione dell’istanza di rinnovo, ha la facoltà di lasciare il territorio dello Stato e di farvi regolare rientro, alle condizioni più volte reiterate con le circolari del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Permangono, invece, le limitazioni e le condizioni alla circolazione nell’ambito dell’area Schengen, regolate dalla disciplina internazionale.

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Richiesta permesso di soggiorno

Come richiedere il permesso di soggiorno a Roma

I cittadini stranieri che intendono soggiornare in Italia per un periodo un periodo superiore a tre mesi, devono richiedere il permesso di soggiorno.

Il permesso di soggiorno è un documento che costituisce titolo per il cittadino straniero per il soggiorno in Italia per un tempo determinato. Entro 8 giorni dall’ingresso in Italia, lo straniero deve richiederlo presso la Questura di competenza per il proprio domicilio. A tutti i cittadini stranieri che fanno richiesta del permesso di soggiorno per una permanenza in Italia di periodo maggiore di 90 giorni la Questura rileva le impronte digitali.

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Cosa occorre presentare per rilascio del permesso di soggiorno a Roma

Salvo il caso in cui entrino in Italia per soggiorni di breve periodo (qui è sufficiente la dichiarazione di presenza resa all’Autorità di frontiera), la regola generale è che gli stranieri, per poter permanere nel territorio dello Stato, debbano ottenere il permesso di soggiorno. 

Nelle ipotesi ordinarie, la richiesta di permesso di soggiorno deve essere presentata entro otto giorni lavorativi, decorrenti dalla data di ingresso. Come ha specificato la Cassazione nella sentenza n. 22775/2008, si tratta di un termine perentorio, la cui violazione comporta l’espulsione dello straniero.

Modalità di richiesta del permesso di soggiorno

In base alla convenzione stipulata il 30 gennaio 2006 tra il Ministero dell’Interno e Poste Italiane S.p.a., la richiesta di rilascio e rinnovo di numerose tipologie di permesso di soggiorno avviene mediante la compilazione di un apposito kit (o modello), reperibile presso gli uffici postali dotati dello “Sportello Amico”.

  • il modulo di richiesta, attraverso l’invio di un kit presso un ufficio postale abilitato Visita il sito di Poste Italiane per verificare se il tuo permesso di soggiorno va richiesto all’Ufficio Postale oppure in Questura;
  • il passaporto, o altro documento di viaggio equipollente, in corso di validità con il relativo visto di ingresso, se necessario alla tipologia di permesso di cui si fa richiesta;
  • 4 foto formato tessera, identiche e recenti;
  • un contrassegno telematico da € 16,00;
  • la documentazione necessaria al tipo di permesso di soggiorno;
  • bollettino postale di pagamento del permesso di soggiorno elettronico € 27,50;
  • il versamento di un contributo compreso tra € 80 e € 200. Le modalità di pagamento sono state stabilite con decreto 6 ottobre 2011 del Ministero delle Finanze di concerto con il Ministero dell’Interno;
  • il costo della raccomandata è di € 30.

Permessi di soggiorno da richiedere presso l’Ufficio Postale:

  1. Lavoro Autonomo;
  2. Lavoro Subordinato;
  3. Lavoro Stagionale;
  4. Attesa occupazione;
  5. Motivi familiari;
  6. Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  7. Attesa riacquisto cittadinanza;
  8. Missione;
  9. Motivi Religiosi;
  10. Residenza elettiva;
  11. Studio;
  12. Tirocinio/formazione professionale;
  13. Ricerca scientifica.

Presso gli Uffici Postali è possibile svolgere, inoltre, le seguenti operazioni:

  • Rinnovo del permesso di soggiorno rientrante tra quelli la cui istanza di rilascio viene presentata presso gli Uffici Postali (sono inclusi in questo caso i permessi di soggiorno per Asilo politico e per Status Apolide);
  • Aggiornamento del permesso di soggiorno;
  • Conversione del permesso di soggiorno;
  • Duplicato del permesso di soggiorno.

Permessi di soggiorno da richiedere presso la Questura:

  1. Affari;
  2. Cure mediche;
  3. Gara sportiva;
  4. Lavoro subordinato stagionale pluriennale;
  5. Asilo politico;
  6. Status apolide.

In base a quanto stabilito dalla Direttiva 21/02/2007 del Ministero dell’Interno, non è più necessario richiedere il permesso di soggiorno per adozione o per affidamento di un minore straniero.

Ogni tipologia di richiesta di permesso di soggiorno va affrontata nella sua peculiarità e prevede che oltre alla documentazione standard necessaria vada allegata una documentazione specifica, Servizi per Migranti Roma saprà darvi tutta l’assistenza e il supporto necessario per produrre la richiesta.

La durata del permesso di soggiorno

La durata del permesso di soggiorno, salvo quello rilasciato per lavoro, resta la stessa del visto d’ingresso. In particolare, l’art. 5, comma 3° del Testo Unico, stabilisce che il permesso di soggiorno non può avere durata superiore:

  • a 3 mesi per visite, affari e turismo;
  • a un anno, in relazione alla frequenza di un corso di studio o di formazione debitamente certificata, ma il permesso è rinnovabile nel caso di corsi pluriennali;
  • nei casi di ricongiungimento familiare non può essere superiore a 2 anni.

Per quanto riguarda i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, di norma la loro durata è quella prevista dal contratto di soggiorno, che, comunque, non può essere superiore:

  • a 9 mesi, per uno o più contratto di lavoro stagionali;
  • a 1 anno, per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato;
  • a 2 anni, per i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
  • a 2 anni, per lo svolgimento di lavoro autonomo.

Riguardo ai soggiorni brevi, ovvero il cui periodo non eccede 90 giorni, l’immigrato non ha più bisogno di richiedere il rilascio del permesso di soggiorno. Tale titolo è a tutti gli effetti sostituito dalla dichiarazione di presenza che lo straniero deve rendere:

  • agli agenti della polizia di frontiera, se l’ingresso in Italia avviene tramite una frontiera esterna all’area Schengen;
  • al Questore della provincia in cui si trova, nel caso in cui lo straniero abbia fatto scalo in un Paese appartenente all’area Schengen.

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